La paura nell’outdoor e in mare: comprenderla per usarla

Negli ultimi due anni ho scelto di approfondire in modo strutturato la dimensione mentale e la forza interiore legata all’outdoor, al mare al kayak.
Non solo tecnica, non solo qualità del gesto, anche gestione della pressione, della paura, della lucidità decisionale. L’ho fatto per aiutare meglio i miei allievi, i pagaiatori che accompagno e, prima di tutto, me stesso.
La paura nell’outdoor è un’emozione complessa e naturale.
Emerge quando ci esponiamo a rischi reali o percepiti: una cresta affilata in montagna, un bosco sconosciuto, una traversata con vento laterale, un’onda che cresce più del dovuto.
In ambienti dinamici come il mare, la paura non è un difetto. È un sistema di allerta.
Dal punto di vista neurofisiologico attiva il sistema nervoso simpatico: aumenta il battito cardiaco, accelera la respirazione, prepara i muscoli all’azione.
È un meccanismo di sopravvivenza. Il problema non è provarla. Il problema è non saperla gestire.
PERICOLO REALE E PERICOLO PERCEPITO
Nel contesto outdoor è fondamentale distinguere tra pericolo reale e pericolo percepito.
Il pericolo reale riguarda condizioni oggettivamente impegnative. Il pericolo percepito è l’interpretazione soggettiva della situazione.
In mare questa differenza è decisiva. Un’onda di un metro può essere destabilizzante per un principiante e stimolante per un pagaiatore esperto. L’ambiente è lo stesso, cambia la competenza.
La paura spesso segnala un divario tra ciò che l’ambiente richiede e ciò che percepiamo di saper fare. È proprio in quel divario che inizia la crescita.

COMPRENDERE LE RADICI DELLA PAURA
Superare la paura non significa ignorarla, ma comprenderla.
Può essere utile annotare le situazioni che attivano ansia, i pensieri automatici, le reazioni fisiche e l’esito reale dell’esperienza.
Questo processo aumenta la consapevolezza.
Molte paure non nascono dal presente, ma da esperienze passate o da anticipazioni catastrofiche. Portarle alla luce riduce il loro potere.
RICONOSCERE I SEGNALI FISICI
La paura, solitamente, si manifesta nel corpo attraverso battito accelerato, sudorazione, tensione muscolare, respirazione superficiale e restringimento dell’attenzione.
Questi segnali non indicano debolezza. Indicano attivazione.
STRATEGIE PER GESTIRE E SUPERARE LA PAURA
Esposizione graduale, meglio se supportati da istruttori che si trovano nella loro zona di comfort.
Affrontare le situazioni temute per micro-obiettivi.
Non si passa da acqua piatta a condizioni impegnative in un giorno. Si costruisce progressione. Il corpo si abitua, il cervello aggiorna le informazioni e l’ansia diminuisce.
Preparazione e competenza
Migliorare tecnica e preparazione fisica, studiare il meteo, pianificare percorsi e vie di uscita, acquisire competenze di sicurezza. Non si finisce mai di migliorare. La paura diminuisce quando aumenta la padronanza.
Mindfulness e respiro
Una respirazione lenta e profonda, con espirazione più lunga dell’inspirazione, riduce l’attivazione e migliora la qualità decisionale. Restare nel presente significa pagaiare ora, leggere l’onda ora, senza vivere scenari che non esistono ancora.
Spezzare la sfida
Una traversata impegnativa diventa più gestibile se suddivisa in parti: raggiungo quel punto, poi rivaluto, poi procedo. Il cervello lavora meglio su obiettivi concreti e vicini.
Azione nonostante la paura
Aspettare che la paura sparisca non funziona. La sicurezza nasce dall’azione consapevole e ripetuta. Ogni esperienza affrontata aggiorna la percezione di sé. La fiducia è memoria di situazioni gestite.
UN PROTOCOLLO PRATICO
Quando la paura emerge:
Riconoscere – Sto provando paura.
Accettare – Non combatterla, non negarla.
Visualizzare – Ripassare mentalmente il percorso, lo sbarco, la tecnica, per riprendere fiducia.
Respirare e Grounding– Regolare il sistema nervoso con tecniche di respirazione usare tecniche di grounding per tornare in noi nel presente.
Azione – Muoversi con intenzionalità.
Questo processo trasforma la paura in concentrazione.
I BENEFICI DEL SUPERAMENTO DELLA PAURA
Affrontare la paura nell’outdoor non è solo una questione sportiva. È allenamento alla regolazione emotiva, costruzione di autoefficacia e sviluppo di fiducia realistica.
L’ambiente naturale favorisce il benessere mentale e la riduzione dello stress. Ma è l’azione consapevole che produce la vera trasformazione.
Quando una situazione temuta viene affrontata e gestita, cambia la narrativa interna: non più “non sono capace”, ma “posso imparare”.

CONCLUSIONE
La paura nell’outdoor non è un ostacolo da eliminare. È un segnale da interpretare.
In mare, la paura è rispetto, attenzione, presenza.
E quando impariamo a lavorarci con metodo, diventa uno degli strumenti più potenti di crescita personale.

Articolo scritto da Giuseppe Debernardi
Giuseppe Debernardi istruttore kayak da mare FICK, Sea kayak Leader British Canoeing, Sea Kayak Coach Livello 3 British Canoeing, GUIDE ISKGA International Sea Kayak Guide Alliance, Coasteering Guide 4 Element.
Certificatore dei livelli SEA KAYAK 1-2-3 per la federazione inglese Paddle UK e quella italiana Fick Pagaia Azzurra ma soprattutto forte appassionato di kayak da mare.




