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Il mare non è il problema: l’arte di abitare il movimento

5 Agosto 2026

Molti pensano che il vero ostacolo in mare siano il vento forte o le onde alte.

Dopo anni passati sulla superficie dell'acqua, ho capito una verità completamente diversa: il problema non è quasi mai il mare.

Esiste un atteggiamento profondo che l'acqua mi ha insegnato nel tempo, un cambio di prospettiva che credo faccia la vera differenza per crescere velocemente nel kayak, così come nella vita di tutti i giorni.

All’inizio della mia esperienza, ero convinto che la difficoltà risiedesse nelle condizioni meteo, nelle raffiche o nella forza della corrente. Pensavo, appunto, che il problema fosse l'ambiente esterno. Poi, con il tempo, ho iniziato a rendermi conto di una realtà lampante: il mare non cambia per noi.

Il mare fa semplicemente il mare. A volte è calmo come uno specchio, a volte è mosso, a volte diventa totalmente imprevedibile.

Ma non lo fa perché ci siamo noi lì in mezzo; succede e basta, senza intenzione. Questo dettaglio, all'apparenza banale, cambia radicalmente il modo in cui guardiamo le cose.

La nostra relazione con l'acqua

Quando navighiamo in kayak, capita spesso di sentire frasi come: "Il mare è brutto oggi", "Le condizioni sono difficili", oppure "Non è buono come mi aspettavo". La realtà è che la natura non è né buona né cattiva. È semplicemente natura.

Ciò che cambia davvero è esclusivamente la nostra relazione con quello che sta succedendo.

Due persone possono trovarsi nello stesso identico istante, nello stesso punto di mare, circondate dalle medesime onde. Eppure:

  • Una persona si sente completamente a disagio, paralizzata dalla tensione.
  • Un’altra persona si sente perfettamente a casa, assecondando il ritmo dell'acqua.

Il mare è lo stesso, le onde sono le stesse, il vento soffia alla stessa intensità. Quello che cambia è l'elemento umano all'interno di quella situazione.

Lo stesso identico meccanismo si riflette nella nostra quotidianità. Spesso ci convinciamo che l'ostacolo sia fuori di noi.

Puntiamo il dito contro la situazione, le condizioni esterne o il momento storico, ripetendoci illusioni del tipo:

"Quando le cose saranno più facili, allora starò meglio".

Il mare, però, ci impartisce una lezione chiarissima: le condizioni perfette non esistono.

Esistono semplicemente momenti più facili e momenti più complessi. Se aspettiamo il giorno ideale per staccare il kayak da terra, il rischio reale è quello di rimanere per sempre fermi a riva.

E sebbene la spiaggia offra una sensazione di sicurezza, si tratta di una sicurezza fragile. Rimanere a terra ha un grande difetto: non ti insegnerà mai a stare nel mare.

           【 IL BIVIO DEL PAGAIATORE 】

           │

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    ▼                                                             ▼

            [ RIMANERE A RIVA ]                               [ AFFRONTARE IL MARE ]

                                                                          Sicurezza fragile                                       Controllo del respiro

                                                                          Zero crescita                                              Uscita guidata dalla comfort zone

                                                                          Dipendenza dalle condizioni                   Decisioni consapevoli e tecniche

Costruire il proprio potere in mezzo al movimento

Cosa possiamo fare, allora, quando le onde si alzano? L'unica risposta efficace è lavorare su noi stessi e sulle nostre competenze.

Possiamo studiare la meteorologia e la navigazione da vicino, affinare la tecnica di pagaiata, allenare il fisico e curare l'alimentazione. Possiamo fortificare la mente e approfondire la conoscenza dell’attrezzatura. Soprattutto, possiamo fare esperienza diretta in mare, facendoci accompagnare e sostenere da professionisti che si trovano a proprio agio in quell’ambiente. Questo percorso permette di uscire dalla propria zona di comfort in modo controllato, guidato e arricchente, offrendo una visione lucida del rapporto tra le nostre reali capacità e l’ambiente che andremo a incontrare. Solo così si imparano a prendere decisioni consapevoli.

Sviluppare questa consapevolezza porta con sé anche un'altra grandissima dote: l'oggettività delle proprie capacità e il profondo rispetto dell'ambiente. Consapevolezza non significa sentirsi invincibili. Al contrario, significa saper guardare in faccia il mare, analizzare le nostre competenze attuali in modo onesto e, quando necessario, avere il coraggio e la maturità di dire: "Oggi le condizioni superano il mio limite, oggi rimango a terra". Saper rinunciare per evitare incidenti non è un segno di codardia, ma la massima espressione di rispetto verso la natura e verso se stessi.

 

All’inizio di questo viaggio tutto appare enorme:

  • Le onde sembrano montagne insuperabili.
  • Il vento sembra soffiare sempre troppo forte.
  • Il movimento dello scafo sotto il bacino sembra instabile e tremolante.

Se ti trovi in questa fase, ti rassicuro: è assolutamente normale. La mente umana è programmata per proteggerci e inizia subito a elaborare scenari catastrofici. Pensa a cosa succederebbe in caso di ribaltamento, a cosa accadrebbe se il vento aumentasse all'improvviso, amplificando la percezione del pericolo.

Poi, però, succede qualcosa. Continui a pagaiare, un colpo dopo l'altro. Vedi intorno a te compagni di navigazione che si divertono, calmi e rilassati. Fai un respiro profondo. Inizi a muoverti con l’acqua e capisci che il mare non è lì per combatterti: è un elemento con cui stai entrando in profonda relazione. Non devi vincere nessuna battaglia contro la natura; stai semplicemente imparando ad abitarla.

Il mare come specchio

A quel punto cambia tutto. Smetti di voler controllare l'incontrollabile. Non puoi dominare il vento, non puoi fermare le onde, non puoi deviare le correnti. Puoi controllare solo ciò che dipende esclusivamente da te: la tua attenzione, il tuo respiro, il modo in cui reagisci e il modo in cui osservi. È esattamente qui che risiede il tuo vero potere.

Con il tempo e la pratica costante, assisterai a un fenomeno affascinante. Quel mare che un tempo ti sembrava minaccioso e difficile inizierà a sembrarti una condizione del tutto normale. Non perché l'acqua sia cambiata, ma perché sei cambiato tu. La tua percezione si è affinata, la tua esperienza è aumentata e la tua fiducia è cresciuta. Quello che prima consideravi un problema, ora è diventato semplicemente parte del gioco.

I grandi pensatori hanno sempre descritto il mare come un maestro severo ma straordinario. Grazie a lui diventiamo capaci di stare dentro agli eventi senza farci travolgere. Impariamo a non cercare la situazione ideale, ma a trovare il nostro centro perfetto proprio in mezzo al movimento.

Solo allora capirai l'insegnamento più grande: il mare non è mai il problema. Il mare è uno spazio immenso e meraviglioso in cui imparare a conoscere chi siamo davvero, accettando i nostri limiti fisici e geografici per navigare sempre in totale sicurezza.

 

 

Articolo scritto da Giuseppe Debernardi

Giuseppe Debernardi istruttore kayak da mare FICK, Sea kayak Advance Leader British Canoeing, Sea Kayak Coach Livello 3 British Canoeing, GUIDE ISKGA International Sea Kayak Guide Alliance, Coasteering Guide 4 Element.

Certificatore dei livelli SEA KAYAK 1-2-3 per la federazione inglese Paddle UK e quella italiana Fick Pagaia Azzurra ma soprattutto forte appassionato di kayak da mare.

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