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Realismo critico e kayak da mare

16 Ottobre 2025
La realtà del mare e la percezione del kayakista

In mare, la realtà è sempre lì, oggettiva.
Le onde hanno un’altezza, il vento ha una forza, la corrente una direzione.

Eppure, ciò che viviamo su quel mare è profondamente soggettivo.
Un’onda di un metro può essere “divertente” per un esperto e “spaventosa” per chi ha appena imparato a manovrare.

Il dato fisico è lo stesso — ma l’esperienza cambia completamente.

Il modo in cui percepiamo il nostro livello tecnico, la difficoltà di un’uscita o l’ambiente circostante nasce dall’incontro tra due realtà:

una esterna, fatta di fatti fisici;

una interna, fatta di interpretazioni, emozioni e memoria.

👉 È qui che entra in gioco il realismo critico.

 
Il realismo critico: tra realtà e percezione

Questo pensiero mi è nato riflettendo sul rapporto tra realtà e percezione, come se tra le due esistesse un piccolo angolo di differenza — proprio come la declinazione magnetica, l’angolo che separa il Nord vero dal Nord magnetico.

Approfondendo, sono arrivato al concetto di realismo critico.
Introdotto da filosofi come Roy Bhaskar e sociologi come Margaret Archer, il realismo critico nasce come risposta a due visioni opposte:

  • Realismo ingenuo → crede che vediamo il mondo esattamente com’è, senza filtri.

  • Costruttivismo radicale → sostiene che ciò che chiamiamo “realtà” è solo una costruzione mentale o culturale.

Il realismo critico invece afferma:

“La realtà esiste indipendentemente da noi,
ma la nostra conoscenza di essa è sempre mediata, interpretata e migliorabile.”

In mare, questo significa riconoscere che le condizioni oggettive — vento, correnti, onde — hanno una loro verità, ma ciò che viviamo di esse dipende da quanto sappiamo leggerle e da come il nostro corpo e la nostra mente reagiscono.

Non c’è contraddizione tra realtà e percezione: c’è un dialogo continuo.
La crescita tecnica e mentale nasce proprio lì, dove l’esperienza soggettiva si confronta con il dato oggettivo.

 

L’effetto Dunning–Kruger: l’illusione della percezione

Qui entra in gioco un fenomeno psicologico tanto comune quanto sottile: il Dunning–Kruger effect.
Scoperto nel 1999 da David Dunning e Justin Kruger alla Cornell University, descrive un paradosso:

Chi ha poche competenze tende a sopravvalutarsi,
chi è esperto tende a sottovalutarsi.

Nel kayak lo vediamo spesso.
Un principiante che ha appena finito un corso introduttivo si sente “pronto per tutto”.
Un veterano, dopo anni di esperienza e consapevolezza dei rischi, si percepisce ancora “in fase di miglioramento”.

Il mare diventa così uno specchio perfetto delle nostre distorsioni cognitive: riflette non solo la nostra tecnica, ma anche la percezione che abbiamo di noi stessi.

  • L’illusione del principiante è confondere fortuna o circostanze favorevoli con competenza reale.

  • L’errore dell’esperto è vedere troppo nitidamente la complessità e quindi dubitare di sé.
Il realismo critico come bussola

Il realismo critico ci offre una bussola per navigare queste distorsioni.
Ci invita a mantenere due piani di consapevolezza sempre in dialogo:

🔹 La realtà oggettiva

Il vento ha una forza, il mare un periodo, la pagaia una leva.
Questi dati non cambiano per come ci sentiamo.

🔹 La percezione soggettiva

Ciò che crediamo di poter affrontare è influenzato da emozioni, ego, paure e desideri.

La chiave sta nel non confondere i due piani, ma nel farli dialogare.

Ogni volta che un istruttore o una guida osserva un allievo e lo aiuta a confrontare ciò che sente con ciò che realmente accade, sta praticando realismo critico in azione.

È in questo processo che l’esperienza diventa conoscenza.
È qui che la crescita tecnica si trasforma in maturità cognitiva ed emotiva.

 
🧘 Mare, mente e umiltà

Il mare è un insegnante severo ma equo.
Non punisce l’errore: lo espone.
E nel farlo, ci mostra quanto spesso le nostre percezioni siano parziali, distorte o eccessivamente fiduciose.

Il kayakista realistico non si chiede solo “come mi sento?”, ma anche “quanto è affidabile la mia percezione?”.
Non si lascia paralizzare dal dubbio, ma nemmeno sedurre dalla sicurezza.

Coltiva una forma di umiltà cognitiva:
la consapevolezza che possiamo sbagliare anche quando siamo convinti di avere ragione.

In sintesi:

Il realismo critico è la rotta interiore che tiene insieme ciò che il mare è davvero e ciò che noi crediamo di essere.
Chi sa navigare tra questi due mondi — con lucidità, umiltà e curiosità — non trova solo equilibrio in kayak, ma nella vita stessa.
 

 

Articolo scritto da Giuseppe Debernardi

Giuseppe Debernardi istruttore kayak da mare FICK, Sea kayak Leader British Canoeing, Sea Kayak Coach Livello 3 British Canoeing, GUIDE ISKGA International Sea Kayak Guide Alliance, Coasteering Guide 4 Element.

Certificatore dei livelli SEA KAYAK 1-2-3 per la federazione inglese Paddle UK e quella italiana Fick Pagaia Azzurra ma soprattutto forte appassionato di kayak da mare.

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1 Comment

  1. Daniel Gomez ha detto:
    23 Ottobre 2025 alle 22:57

    Non ho parole . Bellissime articoli , molto interessante..

    Rispondi

Rispondi a Daniel Gomez Annulla risposta

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